Genova: al Marassi la violenza vince sul calcio

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Il Siena batte il Genoa 4-1, in casa dei liguri, ma al Marassi il vero sconfitto è lo sport italiano, ieri è stato dato l’ennesimo cattivo esempio, è stata scritta un altra pagina nera del calcio italiano.

È l’ottavo minuto del secondo tempo, il Siena, una delle squadre più in forma nelle zone basse della classifica, segna il gol dello 0-4, un centinaio di ultras della curva nord a quel punto scatenano la propria ira. Sono circa 60 i tifosi che non ci vedono più dalla rabbia, si movimentano, iniziano a bombardare il campo con fumogeni, costringono l’arbitro Tagliavento a sospendere la partita e i giocatori a riparare verso gli spogliatoi.

L’intento di quei pochi facinorosi, che trovano libera la via per le loro azioni, sembra proprio quello di interrompere definitivamente la partita. Pericolosamente si spostano verso le tribune, dove tra gli altri siedono intere famiglie con bambini, e si arrampicano sul plexiglas che separa gli spalti dal terreno di gioco, a gran voce invocano i giocatori genoani a spogliarsi delle maglie rossoblu, perché a loro detta indegni di indossarle.

I giocatori del capoluogo ligure son rimasti in campo, tutti si avvicinano al capitano Marco Rossi, che appare molto scosso, intanto Giuseppe Sculli va incontro ai tifosi, si arrampica sulle transenne e comincia la personale mediazione, non è nuovo l’ex laziale nel farsi perno di trattative con gli ultras.

Nonostante il dissenso delle forze dell’ordine presenti allo stadio, che presumibilmente per motivi di sicurezza non sono intervenute contro i facinorosi, Marco Rossi raccoglie le maglie dei compagni, tutte tranne quelle di Sculli, e le deposita all’ingresso del sottopassaggio. Quest’immagine è l’emblema della sconfitta dello sport.

Le trattative con i presunti ultras vanno avanti e si risolvono dopo poco meno di un ora dall’interruzione, la partita riprende ma si gioca in un clima surreale. Il gol del Genoa passa quasi inosservato e quel che resta della gara di calcio si trascina stancamente fino al novantesimo.

É violenza inaccettabile, questi non sono tifosi. Le norme e le immagini ci sono, ora mi auguro che non entrino mai più in uno stadio. Quello che si è visto testimonia che ci sono soggetti che pensano che lo stadio sia una arena, e tutto ciò non è accettabile” in questo modo si sfoga Giancarlo Abete, presidente della Figc, sugli eventi di Genova, ma non è l’unico a manifestare il proprio sdegno, da tutti i massimi rappresentanti dello sport più importante d’Italia la condanna è unanime: dal presidente del Coni PetrucciVergogna, vergogna, vergogna! Quanto successo oggi a Genova rappresenta ancora una volta il lato peggiore del calcio italiano. Sulla maglia non si tratta. É stato commesso un sacrilegio dello sport. Quello che la tv ha portato in diretta nelle case di milioni di italiani è un ulteriore segnale del degrado morale da cui il sistema calcio italiano deve al più presto prendere le distanze” al presidente dell’Aic Damiano TommasiGli ultrà si ritengono i padroni: non è solo questione di fumogeni, è il ricatto sulla maglia che è inaccettabile. E il ricatto non è solo a Genova. Forse sono gli stessi che hanno costretto Milanetto ad andare via. Perché quegli ultrà sono rimasti dentro lo stadio e i giocatori sono stati costretti ad uscire? Si dirà che erano motivi di ordine pubblico. Si disse anche per gli hooligan serbi”.

Certamente è più toccante la testimonianza di chi quei momenti gli ha vissuti da dentro il campo, così l’allenatore del Siena Sannino si è mostrato oltre modo sconfortato “Non avrei mai immaginato che una cosa del genere potesse ripetersi. Quando siamo rientrati in campo per riprendere la partita ho detto ai miei giocatori che quello non era più calcio”. Mentre la polemica sull’aver ceduto al ricatto impazza, il patron dei grifoni Preziosi difende la scelta dei suoi ragazzi “Ieri si è usato il buon senso perché non accadesse qualcosa di peggio, tiravano bombe carta in campo. Ho solo detto che se le maglie da dare ai tifosi sarebbero state sostituite da altre maglie, le avremmo regalate per far stare tutti tranquilli”.

“Dulcis in fundo”, nuovo allenatore per il Genoa. Dopo la domenica nera Malesani lascia, per la seconda volta in questa stagione, la panchina rossoblu, sostituito da Luigi De Canio che esordirà già mercoledì nel match a San Siro contro il Milan.